DUE SU SEI MA TUTTI CONTENTI

Montaggio 8 febbraio

Il long weekend 6-8 febbraio u.s. doveva essere l’appuntamento clou della stagione, una sestina di gare tra gli Alto piani abruzzesi valevoli per le qualificazioni alla finale della Coppa Italia. Quindi in programma c’erano non solo i giganti, ma anche gli SG, posto che per acquisire e far valere nella finale i punti conquistati  nella prima fase, in tale fase, bisogna correre almeno una specialità diversa dalle altre.
Purtroppo Giove pluvio ha posto un semi veto, l’acqua a catinelle venuta giù nelle giornate precedenti le gare di Campo Felice ed Ovindoli, seguita da neve/acqua poi neve pesante in quota, ha indotto i dirigenti degli sci club organizzatori - rispettivamente S.C. Campo Felice e Aliski Race - ad un sofferto quanto responsabile annullamento per motivi di sicurezza. Per il rotto della cuffia - leggasi un paio di centinaio di metri di quota più alta in zona arrivo, maggiori precipitazioni precedenti, ottimo fondo di neve programmata- si sono fatte salve le sole due gare di GS in programma all’Aremogna per l’organizzazione congiunta S.C. 3.3 e S.C. Napoli.
Ovviamente l’annullamento di ben quattro gare su sei ha reso meno appetibile la lunga trasferta per gli atleti del nord, sicché ne ha sofferto la partecipazione sia quantitativa che qualitativa, senza voler togliere merito agli atleti di punta nostrani, che se la battono ad armi pari con quelli del nord. Plauso e nota di merito a Fausto Puppini dell’Alpecimbra Evolution, che, nonappena ha ricevuto conferma delle gare di Roccaraso-Aremogna, è saltato sul suo camper ed ha raggiunto nottetempo Roccaraso, per essere puntualmente allo start di gara 1.
La situazione climatica in località Roccaraso-Aremogna, già da sabato 7/2 era decisamente migliorata, temperatura sotto lo zero di notte, sereno di giorno, neve trasformata in dura e a tratti ghiacciata. Ma, ahi ahi,  la sera di sabato 7/2, nuvoloso piovoso in basso, acqua-nevoso  in medio e nevoso  in alto, “chissà che ne sera’ della pista “, rimuginavano ansiosi i concorrenti,  pensando all’insostituibile “Pallottieri di sinistra”, teatro di gara di ultima istanza.
All’aurora di domenica 8, questo è il momento di muoversi da casa per chi vuole parcheggiare in modo corretto nel piazzale dell’Aremogna, ampie schiarite tutto intorno, mentre residui di velature rosate a sud-est inducevano all’ottimismo, che si consolidava con l’avanzare del giorno, per dare conferma definitiva, in quella che sarebbe dovuta essere  l’ora  della partenza di gara 1. Sarebbe dovuta essere, se il cronometrista non si fosse eclissato per ignoti motivi. Tra i concorrenti in attesa iniziava a serpeggiare un certo malessere, gli animi si cominciavano a surriscaldare per l’incomprensibile rinvio e per una nuvolaglia minacciosa che faceva capolino dietro le Toppe del Tesoro.

I più ansiosi sibilavano fra i denti: ”Siamo alle solite! Siamo tornati indietro di 15 anni, quando l’orario di partenza era indicativo-variabile”. I più arguti azzardavano che il cronometrista fosse stato vittima di una di quelle impellenze “cui resisti non potest”, già ma come risolvere? Per: andare a valle, fare la fila, svestizione, assolvere alla maleodorante incombenza, rivestizione, fare la fila all’impianto, risalita, scarpinetto per guadagnare la quota della partenza. Tempo prevedibile, 40 minuti salvo complicazioni. Mentre prendeva consistenza la proposta di alcuni di fare un giro di riscaldamento, piuttosto che stare fermi in attesa, appariva la sagoma che esibiva le inconfondibili insegne del cronometrista. Col passo leggero, di chi si è liberato di un fastidioso fardello, l’ufficiale di gara superava il dislivello tra l’arrivo telecabina e la piazzola di partenza e così, in totale, l’attesa non superava il quarto d’ora accademico. Quindi pronti-via finalmente, ma con qualche perplessità per il fondo pista variabile, qualche accumulo di neve ventata, qualche lastrone duro, pedana di partenza criticabile. Imperfezioni,però, che si facevano  perdonare dal completo blu del cielo sereno.

Sui tracciati la nota positiva è che si è riesumata la buona regola di ritracciare dopo gara 1. Per il resto, nessuna osservazione in particolare, è la Pallottieri il tracciato, nel senso che la pista da’ poco spazio alla fantasia del tracciatore. In gara 1 la solita lunga prima del piano da destra verso sinistra da fare “palo-palo”. In gara 2 la lunga era in senso opposto, cioè da sinistra verso destra, da non fare “palo-palo”, era messa ad inizio piano e, le porte a seguire sul piano giravano più che in gara 1, tanto che i concorrenti, anche per la neve diversa, a causa dell’effetto sole, avevano la sensazione di essere “inchiodati”, il che spiega anche il dilatarsi dei tempi.

Ed ora la parola a Krono, ricordando che la regola autoimposta prevede che nelle gare di Coppa Italia si menzionino i  primi 5 di ciascuna categoria.


GARE 1 e 2

CATEGORIA C

Due identiche cinquine per le C, a dominare entrambe le gare di giornata ci pensava la romana Virginia Maria Garrafa dello Snow Side Team, che fermava i cronometri sui ragguardevoli rispettivi tempi di55.70 e 59.59. A un secondo e 96/100 da Virginia Maria, in gara 1, arrivava Paoletta dello S.C. Pisillipo, che, memore del cazziatone del Bellante, finalmente cominciava a prendere confidenza col piano della Pallottieri. La lavata di testa giovava al tal punto a Paoletta che in gara 2, con il suo 1.00.82 riduceva a 1 secondo e 23/100 il gap che la divideva da Virginia Maria.
Due volte terza l’altra punta dello S.C. Posillipo, Francesca Vannucci, a corto di allenamento, ma sempre cazzuta con i tempi di 58.92 e 1.01.58.
Il Prof. Generale Laura Giacomelli era due volte quarta, masticando sempre amaro per scarso allenamento e rimembrando più fulgidi trascorsi pre incidenti; i suoi tempi,  niente male, tutto considerato, 1.00.01 e 1.04.40.
Due volte quinta, la meteora saltuariamente apparente, M.G. Villari, porta colori della S.C. 20.20.  , con i suoi 1.00.30 e 1.04.48

CATEGORIA B
In gara 1, Fausto Puppini dell’Alpecimbra Evolution, si ripagava della seminottata in camper per raggiungere Roccaraso e si prendeva il primo gradino del podio con un bel 50.70. Obiettivo centrato, ai fini Coppa Italia, gli mancava un ultimo punteggio pieno. Alle spalle del Puppini irrompeva, a 69/100, Giuliano Geli del Senigalla, il quale, in gara due, ripagava con 49/100 Fausto Puppini soffiandogli il primo posto e relegandolo al secondo.
Due volte terzo, con ginocchio messo a dura prova sullo sconnesso, Marco BALLABIO dello 0,40, con 51,85 in gara 1 e 55.32 in gara 2.
Due volte quarto, il rientrante, prematuramente, dopo lesione al collaterale, il Prof. Andrea Ballabio dello S.C. Posillipo con i rispettivi tempi di 52.44 e 55.76.
Beneficiando dell’ampliamento della menzione  ai primi 5, trattandosi di Coppa Italia, colui che normalmente è abbonato al terzo posto, Massimo Ferraro dello S.C. Napoli, due volte quinto, con i tempi rispettivi  di 55.34 e 59.80.

CATEGORIA A
In gara 1 bellissima lotta a botta di centesimi, la spuntava Davide Marinelli dell’ISKI 360 Italian Ski con il tempone di 48.18, nulla poteva Aldo Ballabio, dai brillanti trascorsi, quando viaggiava intorno ai 20 punti F.I.S., ma oggi rallentato dall’attività ridotta, si doveva “accontentare” di 48.57 e scontentare per un doloroso mal di schiena per le botte subite sulle asperità del percorso; il ben più anziano di Davide e Aldo, ma niente affatto disaramato, Matteo Corvatta del Senigallia si piazzava terzo con 48.88, ma davanti al pericoloso Stefano D’Ambrosio (49.12), coequiper di Marinelli. Quinto, a sorpresa, perché ora non più punteggiato, ma che certamente lo fu, Federico Biraghi dello S.C. Napoli con 50.42.
In gara 2, defezione per mal di schiena di Aldo BALLABIO, non c’è stata l’auspicata rivincita con Davide Marinelli; lo scoop lo faceva Stefano D’Ambrosio zompando dal quarto posto rimediato in gara 1 al primo posto, imponendosi con un perentorio 51.97. Il “ vecio” Matteo Corvatta (52.75), spodestato Marinelli dal consocio D’Ambrosio, infierisce scavalcandolo pure lui, relegandolo al terzo posto, che gli valeva il di lui 52.87.
Federico Biraghi si confermava tra i top, anzi guadagnava una posizione, classificandosi quarto con 53.42. 
Alle spalle di Federico, faceva la sua apparizione il porta colori dello S.C. Posillipo, Sergio Mazza autore di un 54.74, quanto bastava a mettersi dietro di un secondo e dieci centesimi il sesto, di cui si tace il nome, per rispetto della regola della menzione dei soli primi cinque.

Il rituale della premiazione veniva officiato dai rispettivi leaders maximi dei club organizzatori, Roberta Cataldi e Antonio Barulli, location, come al solito, lo spiazzo antistante ai garages dei battipista. 
Atmosfera festante, allegria imperante per il salvataggio, insperato,  di due delle sei gare in programma, come l’improvviso riannuvolamento con freddo-umido era di ammonimento a tutti.
Arrivederci ad Ovindoli il 15 febbraio p. v. per un bimemorial per l’organizzazione del CAI Roma, in ricordo del pioniere napoletano dello sci, Salvatore del Fico e dell’atleta romano Giampiero Nattino.